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Ansia14 Aprile 2021

Attacco di panico: quando il corpo ci parla

Illustrazione ad acquerello di una figura raccolta con onde di respiro attorno
Un giorno il passato bussò alla porta, ma con suo grande stupore venne ad aprire il futuro. Il presente dormiva e non era affatto interessato a ciò che succedeva. Allora il passato chiese aiuto al futuro affinché il presente si svegliasse. «Non posso aiutarti», aggiunse il futuro, «perché io ancora non esisto e sicuramente se il presente continuerà a vivere nell'ozio, non avrò mai vita.»

Sono in tanti che mi chiedono: che cos'è l'attacco di panico? E perché avviene? La risposta a queste domande è forse più semplice di quanto si possa pensare.

L'attacco di panico è una richiesta di aiuto: il nostro corpo chiede quello che noi non riusciamo a tradurre e ad esprimere con le parole.

Dietro l'attacco di panico c'è sempre una sofferenza, un problema insoluto, una difficoltà a continuare il nostro percorso di vita. Ma è anche il campanello di allarme di qualcosa sulla quale dobbiamo intervenire.

Molte volte è addirittura funzionale, funzionale alla nostra vita: perché quello che proviamo, o qualunque altro malessere anche di tipo organico, può essere letto da un punto di vista psicologico.

I sintomi del corpo

Nello specifico, nell'attacco di panico si accompagnano una serie di sintomi di tipo somatico come per esempio la tachicardia, il senso di svenimento, il tremore dei muscoli, la mancanza d'aria, che lasciano sottintendere le paure che ci portiamo dentro: la paura di lasciarsi andare.

Ma l'attacco di panico può essere il sintomo di un disagio per un problema specifico. La psicologia è una materia complessa perché si occupa della persona in modo olistico. Solo e soltanto prendendo in considerazione il soggetto nella sua complessità si riesce ad elaborare e a superare i blocchi che ci portiamo dentro.

Gli attacchi di panico notturni

Spesso tratto pazienti che riferiscono di avere attacchi di panico notturni. È chiaro che, quando si presenta una crisi di questo tipo nel corso della notte e senza un motivo apparente, può essere ancora più invalidante perché interferisce con la qualità del nostro sonno. Un'esperienza di questo tipo mette sicuramente il paziente in uno stato di allarme e di forte ansia, fino ad arrivare a fare pensieri negativi: per esempio quello di avere un disagio ancora più complesso, se non addirittura una malattia seria.

È lecito pensare che di notte ci si possa sentire ancora più vulnerabili e non è nemmeno così insolito che un paziente possa vivere una tale esperienza. Ma l'attacco di panico notturno è ancora più preoccupante, perché ci rimanda all'angoscia di come affrontare la giornata. La persona si chiede se riuscirà ad essere vigile, presente e produttiva nel suo lavoro.

Il circolo vizioso del sonno

Così spesso si crea un circolo vizioso. Il soggetto si impone di dormire, magari legge o accende la televisione o cerca di distrarsi. Durante il giorno prova a fare delle attività che lo portano a stancarsi e prova a rispettare in maniera rigorosa l'orario del sonno. Si instaura quindi un problema diverso ma che si somma al disagio precedente: l'ansia di dormire.

Quando si arriva a forzare lo stato di addormentamento, le cose possono peggiorare. Si attiva il controllo sul controllo, con il risultato di provare una grande frustrazione. La paura di non dormire può diventare un'esperienza devastante, addirittura può portare il soggetto ad avere la paura di impazzire.

In questi casi sarebbe opportuno confrontarsi con un terapeuta che, attraverso un percorso talvolta anche breve, possa riuscire a farvi ritrovare l'ottima qualità di vita che meritate.

A cura di

Dott. Alessandro Papagni

Psicologo · Psicoterapeuta

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