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Psicologia TransazionaleArticolo

Genitore Adulto Bambino

Perché abbiamo difficoltà con noi stessi e a farci capire

Illustrazione degli stati dell'Io: Genitore, Adulto, Bambino

Un aneddoto per iniziare

Jack si era appena svegliato, ma gli sembrava di vivere nello stesso incubo onirico. Era rimasto solo al mondo: i suoi amici, i suoi parenti, chiunque facesse parte delle sue conoscenze, non esistevano più, erano come svaniti nel nulla.

Ad un tratto sentì una voce. Credeva di essere diventato matto, ma quella voce era reale e così parlava: «ti è stato insegnato a stare nel mondo, non so quanto abbia recepito, ti è stato fatto un ulteriore regalo: sei solo e puoi mettere in pratica ciò che ti è stato trasmesso. All'inizio sarà molto difficile, perché a causa della tua pigrizia non hai acquisito tutto, ma lo imparerai da te. Ricorda solo di PRENDERE, di CHIEDERE e di DARE. Non lasciare mai che uno di questi nobili signori prenda il sopravvento».

Jack si mise a pensare: in effetti doveva ricominciare tutto, si sentiva come all'interno di un gioco, dove tirando i dadi i numeri lo avessero riportato al VIA. Non si perse d'animo, aprì la porta e si incamminò: era sicuro che ce l'avrebbe fatta e che la sua vita sarebbe stata magnifica.

Ogni giorno parliamo con partner, figli, colleghi e amici convinti di esprimere semplicemente ciò che pensiamo. In realtà, secondo la Psicologia Transazionale di Eric Berne, dentro ognuno di noi convivono tre diversi stati dell'Io: il Genitore, l'Adulto e il Bambino. A seconda di quale prende il sopravvento, il nostro modo di comunicare cambia profondamente.

Comprendere questi tre stati significa capire molte delle incomprensioni che viviamo ogni giorno.

Il Genitore

Il Genitore rappresenta tutto ciò che abbiamo interiorizzato dalle figure educative. Può essere affettuoso, protettivo e incoraggiante, ma anche critico, severo e giudicante.

Frasi tipiche sono:

  • «Te l'avevo detto.»
  • «Dovresti comportarti diversamente.»
  • «Non si fa così.»

Quando il Genitore è equilibrato offre guida e sicurezza. Quando diventa eccessivamente critico, fa sentire l'altro giudicato e inadeguato.

L'Adulto

L'Adulto è la parte razionale e consapevole. Osserva i fatti, raccoglie informazioni e cerca soluzioni senza lasciarsi trascinare dalle emozioni del momento.

Domande tipiche sono:

  • «Che cosa è successo?»
  • «Qual è la soluzione migliore?»
  • «Quali sono i dati che abbiamo?»

L'Adulto non giudica e non reagisce impulsivamente: cerca di comprendere.

Il Bambino

Il Bambino custodisce emozioni, spontaneità, creatività e desideri. È la parte che sa divertirsi, amare e meravigliarsi, ma può anche sentirsi ferita, impaurita o ribelle.

Frasi tipiche sono:

  • «Non è giusto!»
  • «Nessuno mi capisce.»
  • «Faccio come mi pare.»

Quando è libero, il Bambino rende la vita ricca e creativa. Quando è ferito, può reagire con rabbia, chiusura o dipendenza.

Quando gli stati dell'Io si incontrano

Le relazioni funzionano bene quando gli stati dell'Io comunicano in modo complementare.

Adulto → Adulto

  • «Abbiamo un problema. Come possiamo risolverlo?»
  • «Vediamo insieme le possibilità.»

Questa è la comunicazione più efficace.

Genitore critico → Bambino

  • «Non fai mai niente bene.»
  • «Hai sempre torto.»

La risposta sarà spesso quella del Bambino:

  • «Lasciami in pace!»
  • «Hai ragione, sbaglio sempre.»

Il conflitto nasce facilmente.

Genitore affettivo → Bambino

  • «Capisco che sei in difficoltà. Ti aiuto.»

Qui il Bambino si sente accolto e protetto.

Un esempio di coppia

Lei dice: «Non mi ascolti mai.»

Lui risponde: «Cominci sempre con le solite lamentele.»

Entrambi stanno parlando dal proprio Genitore critico.

Se invece uno dei due passa all'Adulto potrebbe dire:

«Mi sembra che entrambi ci sentiamo poco ascoltati. Possiamo capire insieme cosa succede?»

In pochi secondi cambia completamente il clima della conversazione.

Come usare la Psicologia Transazionale nella vita quotidiana

Prima di rispondere a qualcuno chiediti:

  • Da quale parte di me sto parlando?
  • Sto giudicando?
  • Sto reagendo come un bambino ferito?
  • Oppure sto osservando la situazione con calma?

Ancora più utile è chiedersi:

Da quale stato dell'Io mi sta parlando l'altra persona?

Quando riconosciamo il Genitore, l'Adulto e il Bambino, smettiamo di reagire automaticamente e iniziamo a scegliere come comunicare.

Una riflessione finale

Non esiste uno stato dell'Io «migliore» degli altri. Abbiamo bisogno di tutti e tre.

  • Il Genitore ci offre valori e protezione.
  • Il Bambino ci regala emozioni, creatività e vitalità.
  • L'Adulto mette in dialogo queste due parti, permettendoci di vivere relazioni più equilibrate e consapevoli.

La vera maturità psicologica non consiste nell'eliminare il Bambino o il Genitore, ma nel lasciare che sia l'Adulto a dirigere l'orchestra, dando spazio, nel momento giusto, a tutte le parti della nostra personalità.

A cura di

Dott. Alessandro Papagni

Psicologo · Psicoterapeuta

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